|
Da dove posso incominciare, innanzitutto partiamo dalla collocazione geografica. Siamo nella pianura padana a Vaiano Cremasco, un piccolo paese a pochi chilomeri dalla città di Lodi, l’orizzonte è un tappeto verde costellato di pollinosissimi pioppi. I nostri amici tornati da Barcellona per visitare genitori e parenti ci hanno invitato nella loro casa di campagna per la consueta grigliata di inizio estate. Un aperitivo di benvenuto in giardino accompagnati dai rintocchi delle campane e la brezza di un serata di luna piena. Dopo esserci scaldati con un pò di racconti ed un buon prosecco ci siamo sistemati al tavolo per dare inizio alle danze. Abbiamo cominciato con un minestrone per aggiustare lo stomaco e subito dopo abbiamo assaggiato delle polpette di carne alla tartara preparate con un sapiente mix di erbe ed aromi. Questi primi sapori venivano decorati con dell’ottimo Barbera barricato che ha dato agli invitati subito una verve degna dello zelig. A ricordarci di trattenere lo smandibolio delle fauci ci ha pensato un soufflè di formaggio con contorno di pisellini alle erbette. Le polpette alla tartara ormai erano finite e qualcuno ne avrebbe mangiate fino a scoppiare… io, era forse la prima volta che mangiavo del sushi alla padana così buono! Una pausa per stappare una bottiglia di gran vino spagnolo, corposo e robusto che si sarebbe sposato alla meraviglia con quella che era la portata principe della serata: la tagliata di roast-beef cucinata su una incandescente pietra ollare.
|
|
Abbiamo voluto partecipare tutti vicino al fuoco mentre quei pezzi di carne freschissima arrostivano sulla pietra lavica. Una spolverata di rucola dell’orto come contorno per una carne dal sapore così autentico e nostrano, merce rara che si può gustare in maniera differente a seconda del livello di cottura. I commensali sono sazi ed anche un pò storditi dai vini che hanno sottolineato ogni portata, ma nulla può frenare la voglia di assaggiare una fetta di torta alla marmellata alle ciliege. Un caffè ed i ricordi dell’amaro Kambusa da bere con una speciale pipetta di ceramica gialla con l’ancora disegnata sopra. Date un’occhiata alla galleria per vedere da vicino un menu semplice, ma che lascia il segno.
Ringrazio di cuore tutti gli invitati ed i padroni di casa, Paolo ed Antonietta, Fred, Farina e Vera, Cedro e Margherita.
frase celebre
“Nel calice le arcate alcoliche discendono, giù fino allo stelo…”
by Fred
|
Passa con il mouse sopra le foto per ingrandirle
Maggio 16th, 2006 at 00:18
L’uomo nero ha deciso di buttare la pasta
Note per uno spaghettihorror
Maggio 16th, 2006 at 00:19
La zucca cattiva tornerà!
Maggio 16th, 2006 at 12:09
Correggo la frase celebre, l’originale è: “notate la sinfonia di archi liquorosi”.
Montale gli fa una pippa al poeta etilico Fred che con questa sinestesia ci ha lasciati a bocca aperta.
E poi ti sei dimenticato il Dolcetto a metà pasto e il Chiaretto ad accompagnare la torta semplice ma eccelsa della cuoca antonietta.
Aggiungo che l’aggettivo da non utilizzare mai per descrivere un vino è “rotondo”, purtroppo ormai abusato…..
Maggio 16th, 2006 at 12:10
l’amaro kambusa è sempre il migliore!
Maggio 16th, 2006 at 12:13
mi pento di avere abusato dell’aggettivo “rotondo”… non si ripeterà.
Maggio 16th, 2006 at 12:18
ah… vorrei fosse pubblicata la ricetta delle polpettine alla tartara, sicuramente la vera rivelazione della cena.
mandate il link a fred
Maggio 16th, 2006 at 13:00
Infatti, vogliamo la ricetta delle polpettine, Fred fatti vivo!
Luglio 13th, 2007 at 04:08
hi, hi, hi! Beautiful site.